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Ogni intrapresa richiede almeno tre componenti indissolubili: l’idea, il progetto, e l’arte. Il Prosecco Colfòndo li possiede tutti, e in buona misura. L’idea iniziale è la compressione del carattere di un terreno in un bicchiere. Il progetto è distillarne le sfumature in modo naturale, recuperando tecniche a basso impatto, rispettose dell’uva. L’arte è quella più antica, con i lieviti naturali e la rifermentazione in bottiglia. Colfòndo è un colpo di fulmine, ma va maneggiato con cura. E’ vivo, e cambia ad ogni sorso, quasi ad ogni movimento. Come la sua spuma inizialmente allegra e scrocchiante, fulminea a ritirarti: poi più birrosa, larga a lasciar una brillante corona. Perlaggio coraggioso e continuo, appena velato dall’aura biancheggiante e nebbiosa, quasi satinata. Il naso vien subito di reminescenze d’agrumi, seppur delicatamente aereo: ma in qualche modo cangiante. Verso la fine s’aggiungono schegge di vetro e d’argilla, ed un frutto insolitamente profondo. Poi quel sorso, regala brividi salini, e viaggia asciutto ed alto. La rincorsa è secca, lineare: pur agile e bevibile nel suo rigore. Fino all’apparire prepotente di una mandorla esatta, schietta. L’abbraccio dell’effervescenza si scioglie verso il finale, sincero come il saluto di vecchi amici.
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