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L’ Asolo Prosecco tra padri e figli

Domenica sera, bimbi a letto e Mac acceso.

Decido di cominciare a leggere il blog dove Federica, parla di tutti i problemi che la PMI (piccola media impresa) deve affrontare tutti i giorni, tra crisi e incapacità imprenditoriale, mancanza dello stato e nord-est non più brillante.

Arrivo all’articolo dove si parla di azienda, tra padri e figli, capacità ed incapacità. Lettura consigliatissima QUI  

 

Non vi nascondo che l’ho letto un paio di volte, cercando di paragonare il suo racconto a quello che succede qui in azienda da noi, una micro-azienda con 1 (uno) operaio.

 

La definizione di amministratore unico deve essere stata coniata da qualcuno che ha conosciuto i paroni veneti.

Il paron non delega. Non l’ha mai fatto e figuriamoci se preparerà in anticipo la sua dipartita spiegando a qualcuno anche solamente dove si trovano le chiavi del capannone.

Tanto meno ai figli. Perché ai figli bisogna dare tutto ma non la loro più grande creatura, la loro figlia prediletta e preferita “l’impresa”. Non si staccano.

Inutile dire ai paroni veneti che devono iniziare a pensare al passaggio generazionale inserendo gradualmente i figli nell’attività aziendale.

No, la modalità migliore per il passaggio generazionale è la morte naturale del paron. Altre non ce ne sono.

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Per quanto “piccoli e poco manageriali” sono più veri e genuini, più limitati forse culturalmente ma con esperienza, più semplici, più veneti. Ti mettono più alla prova dandoti la possibilità di crescere professionalmente e rafforzare la corazza personale. Ti danno un pezzo di storia intrisa di Veneto.

Con i figli dei paroni … bhè se io avessi la diligenza del buon padre di famiglia col cavolo che gli avrei lasciato l’azienda. A volte peggio dei padri.

 

Io ho la fortuna di avere un padre che mi ha lasciato la completa gestione delle vigne, la gestione della parte commerciale e che ha deciso di seguire in tutto e per tutto i “suoi” vini. Prima o poi dovrò trovare il tempo di affiancarlo in cantina per “rubargli” i segreti e l’esperienza di 40 vendemmie.

Spero e credo di potercela fare.

 

4 comments to L’ Asolo Prosecco tra padri e figli

  • Si respira sempre una bella aria quando si passa da voi, che sia in casa (per i più fortunati) o in cantina o ai banchi di una fiera. Si vede che tra tutta la famiglia c’è affiatamento e sguardo complice, soprattutto tra te e tuo padre – mi riferisco ovviamente all’aspetto lavorativo -. Tuttavia, se in questo attaccamneto del “paron” all’azienda vedo anche un lato estremamente romantico, voi mi pare che siate già un passo avanti e quindi, avanti così :)

    Ciao, Fil.

    • Luca

      Ciao Fil, grazie per essere passato di qui.
      Stiamo cercando di guardare un poco più in la del nostro naso, non sempre ci riusciamo ma è un esercizio che ci aiuta molto.
      L.

  • Maria Grazia

    Ho letto il post su quel blog. Vorrei solo dire che non mi sembra che rappresenti completamente la realtà delle piccole imprese del Nord Est. L’egemonia del “paron” che non molla e non ti fa conoscere, da figlio, dove tiene le chiavi del capannone, mi sembra ormai un modello minoritario. Ci sono decine di imprese attive e strutturate a “modello familiare” dove le generazioni coesistono, tavolta con qualche attrito, ma in tanti altri casi con efficacissimi passaggi generazionali. La tua in fondo lo dimostra, ma potrei citare molte altre imprese del vino dove padri e figli collaborano in modo efficace. Mi ha comunque stupito apprendere che la parte di cantina sia ancora il regno incontrastato di Danilo! Fatti mollare le chiavi… :-)

    • Luca

      Io Maria Grazia credo che le aziende agricole non possano essere paragonate all’industria, da punto di vista “fiòl e paron” sono diametralmente opposti, credo sia una questione di modi di pensare e di vivere che portano a queste differenze.
      Per quanto riguarda la parte cantina: le vigne, il lavoro sui vari social e le fiere mi portano via moltissimo tempo. Presto sarò in grado di delegare la parte fiere/social a Paola così avrò più tempo per seguire papà. Pienamente consapevole che serviranno anni prima di riuscire a seguire in totale autonomia il lavoro dall’uva alla bottiglia.
      L.

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